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Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk

VenueTeatro dell'Opera - Teatro Costanzi
Calendarven 14 mag 2027 - sab 22 mag 2027
Sinossi/Dettagli

Trama

Atto I

Russia, XIX secolo. Katerina Izmajlova[3] è infelicemente sposata con Zinovij Borisovič Izmajlov, un mercante di farina di provincia; chiusa nella sua camera, si lamenta tra sé e sé della propria solitudine, dovuta alle continue assenze del marito. Suo suocero Boris Timofeevič Izmajlov la sorprende mentre piange, e ribatte alle sue lamentele dicendo che non sarebbe sola, se avesse avuto dei figli da Zinovy; invece i due sono sposati da cinque anni, e ancora non hanno dato alla luce l'erede della casata. Katerina risponde che non è colpa sua, insinuando che suo marito, molto più vecchio di lei, sia sterile o poco virile; presa dalla discussione, si lascia sfuggire che avrebbe avuto già molti figli, se si fosse data a un uomo più giovane. Al colmo del furore, Boris la copre di insulti e la minaccia: se mai dovesse avere un amante, lui stesso la ucciderà con le proprie mani. Poco dopo Zinovy viene a salutare la moglie prima di partire per l'ennesima volta; in sua presenza, Boris fa giurare a Katerina di essergli fedele a costo della vita; lei esegue, ma appena i due uomini vanno via scoppia a piangere. Una serva, Aksinya, viene a consolarla e le racconta di Sergej, un bracciante appena assunto da Boris, uomo affascinante e con la fama di impenitente donnaiolo.

Passano alcuni giorni. Sergej, in compagnia di altri braccianti, molesta sessualmente Aksinya, dicendo di ritenere tutte le donne esseri inferiori e quindi meritevoli di violenza. Katerina assiste per caso alla scena e interviene per difendere la serva, quindi rimprovera Sergej per il suo machismo, affermando che le donne sono coraggiose e forti quanto gli uomini. Volendole dimostrare quanto si sbaglia, Sergej la aggredisce e, dopo averla scaraventata al suolo, le si lancia addosso proprio mentre entra Boris. I due, col sostegno degli altri braccianti, affermano di essere semplicemente inciampati, ma Boris, sospettoso minaccia di raccontare a Zinovy il suo comportamento; dopodiché, per estrema umiliazione, punisce Katerina ordinandole di friggere per lui i funghi di cui è ghiotto.

Viene la sera e Katerina si prepara ad andare a letto. Sergej bussa alla sua porta con la scusa di prendere in prestito un libro per conciliarsi il sonno, ma Katerina rivela di non averne, poiché le è stato vietato di imparare a leggere. L'uomo tenta di sedurla ricordandole la loro zuffa; di fronte alle sue resistenze, entra nella stanza e le si avventa addosso. Lei dapprima sembra rifiutarlo, ma quando Boris bussa alla porta, evita di dirgli che Sergej è con lei; credendola sola, il suocero la chiude a chiave nella stanza. Rimasti soli, i due hanno un rapporto sessuale, a partire dal quale nascerà la loro relazione clandestina.

 

Atto II

Una settimana dopo, di notte, Boris cammina nel cortile buio, incapace di dormire per paura dei ladri. Ricordando i suoi giorni da giovane libertino e riconoscendo la scarsa virilità di Zinovy, immagina di sedurre lui stesso Katerina per avere il tanto sospirato erede. In quel momento scorge Sergej che esce dalla finestra di Katerina: dopo un breve inseguimento lo cattura e lo frusta pubblicamente accusandolo di essere un ladro, poi lo fa rinchiudere nelle segrete. Katerina assiste a tutto ciò dalla finestra, ma non può intervenire perché è stata da lui chiusa a chiave nella sua stanza. Quando finalmente riesce a calarsi da una grondaia, si scaglia contro Boris, trattenuta a viva forza dagli altri servitori; il suocero comprende quindi che la donna prova dei sentimenti per il bracciante. Esausto per aver picchiato Sergej, Boris pretende che Katerina gli cucini il pranzo, promettendole di punire lei e Sergej a dovere; manda quindi un servitore a richiamare Zinovy, dicendo al figlio che in casa sono sorti dei problemi. Decisa a salvare sè stessa e Sergej, Katerina aggiunge del veleno per topi ai funghi e li dà in pasto al suocero, che subito accusa tremendi dolori; la donna gli sottrae le chiavi della cella e libera il suo amante. Richiamato dai servitori, arriva un prete che trova Boris agonizzante: l'uomo cerca invano di dirgli che è stato avvelenato, ma tutto ciò che riesce a fare prima di morire è indicare Katerina. La donna, fingendosi addolorata, convince il sacerdote che quelli mangiati da Boris erano funghi velenosi da lui stesso raccolti, riuscendo a scagionarsi.

Katerina si sente quindi libera di amare Sergej, ma questi le rammenta che la loro relazione dovrà finire a causa del prossimo ritorno di Zinovy, nonostante lui desideri sposarla; Katerina lo rassicura che riuscirà a risolvere la questione, ma si rifiuta di dirgli in che modo. I due si coricano insieme nel talamo nuziale, ma mentre Sergej si addormenta, Katerina, tormentata dal fantasma di Boris, non riesce a dormire; di conseguenza, quando Zinovy fa ritorno, lei se ne accorge e in tutta fretta fa nascondere Sergej in un armadio. Zinovy chiede conto a Katerina della morte di Boris, incolpandola di non aver saputo prendersene cura; Katerina, con freddezza, gli rinfaccia le sue continue assenze. A quel punto il marito nota i pantaloni e la cintura lasciati incautamente da Sergej sul letto, e capisce cos'è accaduto: l'uomo si azzuffa con Katerina e la frusta con la cintura. Sentendo le urla, Sergej si precipita a soccorrerla e affronta Zinovy, il quale, sopraffatto, corre a chiamare aiuto. Prima che possa riuscirci, Katerina lo strangola con la cintura, mentre Sergej lo finisce colpendolo con un candelabro. Gli amanti nascondono poi il cadavere murandolo in una parete della cantina.

 

Atto III

Qualche tempo dopo, Zinovy viene dichiarato disperso e Katerina, rimasta vedova, può sposare Sergej; tuttavia lei è preoccupata dal fatto che qualcuno possa scoprire il cadavere del marito. Sergej, impaziente di impadronirsi dei beni di Boris e Zinovy, la rassicura, e i due si recano a sposarsi. Mentre di sopra si svolge la cerimonia, un contadino ubriaco irrompe nella cantina in cerca di vino, trova casualmente il corpo di Zinovy e corre a chiamare la polizia.

Al matrimonio, mentre tutti festeggiano ballando e ubriacandosi, Katerina si accorge che qualcuno è sceso in cantina; tenta allora di fuggire con Sergej, ma è troppo tardi: i poliziotti fanno irruzione alla festa, e arrestano i due amanti omicidi.

 

Atto IV

Katerina e Sergej sono stati condannati per omicidio plurimo e vengono deportati in Siberia. Durante il viaggio, Katerina corrompe una guardia affinché le permetta di incontrare Sergej; l'uomo, tuttavia, la incolpa di tutti i misfatti e cerca platealmente di sedurre un'altra condannata, Sonyetka, per farle dispetto. Sonyetka gli chiede un paio di calze in cambio di un rapporto sessuale: Sergej inganna Katerina facendosi consegnare le sue, e poi le dà a Sonyetka, che subito schernisce l'ingenuità di Katerina assieme agli altri deportati. Furibonda, Katerina spinge Sonyetka in un fiume ghiacciato, ma vi cade dentro anche lei. Le due vengono trascinate via dalla corrente; nonostante il dolore di Sergej e degli altri detenuti, il treno prosegue il suo viaggio.

Cast

Nella lingua originale con sopratitoli in italiano e inglese

Musica di Dmitri Shostakovich

Opera in quattro atti e nove scene

Libretto di Aleksandr Prejs e Dmitri Shostakovich

Dal romanzo omonimo di Nikolaj Leskov

 

DIRETTORE: Juraj Valčuha

REGIA: Barrie Kosky

 

Maestro del coro: Ciro Visco

Scene: Rufus Didwiszus

Costumi: Victoria Behr

Drammaturgia: Daniel Andrés Eberhard

Luci: Olaf Freese

 

PERSONAGGI E INTERPRETI

Boris Timofeevič Izmailov – Dmitry Ulyanov

Zinovij Borisovič Izmailov – Ya-Chung Huang

Katerina L'vovna Izmailova – Olesya Golovneva

Sergej – Giorgi Sturua

Un contadino straccione – Caspar Krieger

Un prete – Valery Gilmanov

Un sergente di polizia – Jerzy Butrin

Aksin'ja – Mirka Wagner

Un vecchio detenuto – Maxim Kuzmin-Karavaev

Sonetka – Susan Zarrabi

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Produzione della Komische Oper Berlin

Location
Teatro dell'Opera - Teatro Costanzi

Il Teatro dell'Opera, per il periodo compreso tra la sua edificazione (1879), voluta da Domenico Costanzi (1810-1898), e il 1926, anno in cui il teatro fu acquistato dall'allora Governatore di Roma, portò il nome del suo costruttore.

 

Domenico Costanzi, impresario edile, ne affidò la realizzazione all’architetto milanese Achille Sfondrini (1836-1900), specializzato nella costruzione e nel restauro di teatri. Edificato in diciotto mesi sull'area anticamente occupata dalla villa di Eliogabalo, fu inaugurato il 27 novembre 1880 con l'opera Semiramide di G. Rossini, diretta dal maestro Giovanni Rossi, alla presenza dei sovrani d'Italia.
Sfondrini progettò il teatro privilegiando soprattutto il risultato acustico e concependo la struttura interna come una "cassa armonica"; la forma a ferro di cavallo ne è una delle prove più evidenti.


In origine il teatro, in grado di accogliere 2212 spettatori, disponeva di tre ordini di palchi, di un anfiteatro e di una galleria, il tutto sormontato dalla cupola, di pregevole fattura, affrescata da Annibale Brugnoli.
Costanzi, che vi aveva investito quasi tutto il proprio patrimonio, conseguentemente al perentorio rifiuto, da parte dell’Amministrazione Comunale, di comprare il Teatro, fu obbligato a diventarne il diretto gestore; pur costretto ad affrontare vari problemi di natura economica, sotto la sua direzione "impresariale", il Teatro ospitò «prime assolute» di opere, quali Cavalleria Rusticana (17 maggio 1890) e L'Amico Fritz di P. Mascagni (31 ottobre 1891), poi diventate famosissime.


Dopo un breve periodo, sotto la direzione del figlio di Costanzi, Enrico, al quale va riconosciuto il merito di aver contribuito alla realizzazione di altre grandi "prime", come Tosca di G. Puccini (14 gennaio 1900) e Le Maschere (17 gennaio 1901), La conduzione amministrativa del Teatro Costanzi fu rilevata nel 1907 dall'impresario Walter Mocchi (1870-1955), per conto della Società Teatrale Internazionale e Nazionale (STIN).
Nel 1912 Emma Carelli (1877-1928), moglie di Mocchi, divenne direttrice e responsabile della nuova «Impresa Costanzi», così ribattezzata dopo varie trasformazioni di ordine societario. Con l'acquisizione del Costanzi da parte del Comune di Roma, il teatro diventò "Teatro Reale dell'Opera" e ne fu disposta una parziale ristrutturazione, affidata all'architetto Marcello Piacentini. Chiuso, il 15 novembre 1926, fu nuovamente inaugurato il 27 febbraio 1928 con l'opera Nerone di A. Boito, diretta dal maestro Gino Marinuzzi.


Con l’avvento della Repubblica, acquisita l' attuale denominazione di "Teatro dell’Opera", l’edificio nel 1958 subì, per volontà dell' Amministrazione Comunale, un'ulteriore ristrutturazione e ammodernamento.
Nel corso di oltre un secolo di vita, il Teatro dell'Opera ha visto aumentare sempre più il proprio prestigio anche in campo internazionale. Nelle numerose stagioni si sono succeduti interpreti di fama mondiale, da Caruso a Gigli, Šalljaplin, Pertile, Lauri Volpi, dalla Muzio alla Caniglia, Maria Callas, Renata Tebaldi, Montserrat Caballé, Marilyn Horne, Raina Kabaivanska; da Del Monaco a Corelli, Giuseppe Di Stefano, Tito Gobbi, Alfredo Kraus fino a Raimondi, Carreras, Domingo, Pavarotti.


E direttori illustri quali Eric Kleiber, Klemperer, Toscanini, De Sabata, Marinuzzi, Gui, Serafin, Von Karajan, Gavazzeni, Solti, Abbado, Prêtre, Mehta, Maazel, Rostropovich, Patanè, Sinopoli, Sawallisch, Sanzogno, Gelmetti e dal 2008 il Maestro Riccardo Muti.

 

Come raggiungere il Teatro dell'Opera

Piazza Beniamino Gigli, 7

 

METRO
Linea A - fermata REPUBBLICA TEATRO DELL'OPERA

AUTOBUS
Via Nazionale - H, 40, 60, 64, 70, 71, 170, 116T
Via Depretis - 70, 71
Via Cavour - 16, 75, 84, 150 (festivo), 360, 590, 649, 714
Stazione Termini - 16, 38, 75, 86, 90, 217, 310, 360, 649, 714

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